Casa Ricordi
Casa Ricordi

Casa Ricordi

Casa Ricordi, un potentissimo eco lungo duecento anni. Tutto comincia quando in una Milano che parla francese e dalle porte di ogni teatro cittadino entra ed esce frettolosamente Giovanni che ha già aperto una piccola copisteria musicale. Lipsia gli porta in dote competenze in campo di calcografia musicale così che la copisteria, nel 1808 si trasforma in una tipografia.

Nasce la casa editrice che porta il cognome del suo fondatore: Ricordi. Tra il 1814 ed il 1825 è già proprietario di tutto l’archivio della Scala ed il mondo musicale milanese dipende da lui. Pubblica il suo catalogo completo in cui è incluso tutto il lavoro di Rossini, a sottolineare ancor di più la grandezza della casa editrice. Non si fa sfuggire nemmeno la prima opera di un esordiente Giuseppe Verdi che debutta alla Scala nel 1839. Un acquisto da 1.600 lire. Tempo un anno ed entra nella storia inventandosi la tutela del Diritto d’Autore. A Milano, poi in convenzione tra Austria e Regno di Sardegna ed oggi in tutto il mondo. Una rivoluzione non da poco.

Gli anni ’40  vedono emergere anche Tito, figlio di Giovanni, che fonda la Gazzetta Musicale di Milano, la rivista musicale più importante esistente e internazionalizza la Ricordi. A partire dal 1860 poi aprono diverse succursali in tutta Italia assorbendo alcune “etichette” già presenti, avvalendosi magari di consigli illustri come nel caso della casa editrice Lucca, comprata su indicazione di Verdi.

E’ il figlio di Tito a chiudere il cerchio portando la Ricordi ad essere la più importante casa discografica del mondo a cavallo tra ‘880 e ‘900 giusto gli anni che vedono la scomparsa di Verdi e la luminosità dell’astro Puccini. Espansione nel mercato mondiale sembra essere anche l’obbiettivo di Tito II ma viene bloccato dallo scoppio della prima guerra. Dal 1919 i Ricordi lasciano la prima linea dell’azienda per tornarci nel 1944, con Camillo, allo scopo di ricostruire i cocci dell’azienda uscita malconcia dalla guerra.

Apre il primo negozio in via Berchet e negli anni ’60 torna ad essere il riferimento per la musica italiana, pubblicando tutti gli artisti più popolari del boom economico, un bello slancio per arrivare fino ai giorni nostri e sentirne l’eco visitando il museo della Scala o più semplicemente, passeggiando in Galleria.