Milano è la michetta, l’orologio sempre sotto controllo, le piste ciclabili, la corsia preferenziale per gli autobus e i taxi, la metropolitana ed il tram, il carsharing e il bikesharing, l’Area C e la Ztl, il passante ferroviario.
Milano sono i grattacieli che ti fanno sentire piccolo, i palazzi del settecento che ti riportano ad un’eleganza che oggi ce la sogniamo, le case popolari che ti ricordano che qui c’è sempre stato posto per tutti e che se non c’era, è stato creato.
Milano era il dialetto, la polleria sotto casa, il fruttivendolo pugliese che parlava milanese, i mercati dove potevi sentire accenti di ogni parte d’Italia, le caldarroste solo in autunno, il cinema con una sala sola, le auto che passavano dal centro, i marocchini che vendevano le sigarette agli angoli delle strade, i tossici al parco Lambro.
Milano quando non corre, cammina veloce e, forse, dal 2018 penserà anche a come navigare; Milano domani saranno i navigli aperti, con l’acqua che smetterà di esistere solo sotto di noi e torneremo a vederla scorrere dolce accanto alle nostre strade, in totale contrasto con la frenesia di un mondo che fino a ieri sembrava destinato a diventare una grande colata di cemento. Aspettando che l’acqua torni, Milano sarà un gran cantiere…